Palermo, fine d’estate e la panella “riposata”

Oggi ho voglia di parlarvi di “Idda”, Palermo, la mia città. Durante le ferie d’agosto, l’ho osservata molto girando per le vie del centro storico, come se fossi una turista che per la prima volta si trova a visitare un luogo sconosciuto.

Camminando per Corso Vittorio Emanuele con l’aria umida che mi si attaccava sulla pelle e che mi impediva di respirare, ho osservato una città lenta, stanca o forse solo “a riposo”, proprio come una panella che perde la sua croccantezza e si lascia andare, senza resistenza, al suo destino umido e molle.

Come una panella riposata, la cui originale virtù, venuta fuori dalle sole materie a disposizione, povere e semplici – acqua e farina di ceci – si nasconde, ripiegandosi in sé stessa in modo che nessuno possa vederla così viva e croccante come realmente è per natura.

Non so se il paragone tiene, ma mentre giravo per le strade della città, umide e assolate, l’immagine della panella riposata non se ne andava via dalla mia mente. Scendendo a piedi lungo Corso Vittorio Emanuele, il passaggio da un rinomato “panellaro”, all’angolo con Piazza Marina, ha sprigionato pure il suo profumo, così avvolgente e penetrante che non ho potuto fare a meno di fare una sosta per assaporare il gusto del cibo di strada più tipico della città. Le panelle assaggiate erano croccanti e vivaci, ma intorno Palermo era assonnata e l’aria unta e appiccicosa. Le ho mangiate in fretta, le mie panelle, prima che il contagioso “sonno”, si appropriasse di loro.

Palermo, così l’ho osservata negli ultimi giorni di agosto. Umida come non mai, ma soprattutto lenta e assopita. Pure i carretti che portavano a spasso i turisti erano troppo lenti, le strade deserte e il caldo sfiancante. Tutto fin troppo a risposo, insomma, proprio come quella panella che non va più.

Eppure Palermo è una città che sa essere viva, vive di notte nelle stesse vie del centro storico, nelle strade dei marcati Vucciria e Ballarò, con tantissimi giovani, vive di musica e di emozioni.

Viva lo è stata e potrà esserlo tutte le volte che lo vorrà; basterà prendere acqua e farina di ceci,  mettersi a lavoro, trasformando necessità in virtù, con quell’ingegnosità creativa che a noi siciliani non è mai mancata. Il segreto sarà riuscire a mantenere un cuore morbido e divenire croccante ed energica al tempo stesso. Insomma, come una bella panella che si scioglie in bocca, tanto è buona, che  rapisce per il suo profumo, ti avvolge e ti coccola facendoti sentire fiero di appartenere a questa città.

Ma adesso che l’estate sta per terminare e i ritmi dei palermitani si faranno più veloci e caotici, mi domando soltanto una cosa: “Palermo continuerà a saper fare le sue panelle? E magari qualcosa di nuovo che stupisca i turisti, a zonzo per le strade ricche d’arte e di storia, e chi vi vive?”

 

Panelle. Ricetta

Ingredienti per 4 persone:

  • 200 gr di farina di ceci
  • 1/2 litro di acqua
  • olio di semi di girasole per friggere
  • prezzemolo o semi di finocchio
  • sale e pepe qb

Preparazione

In una pentola fate sciogliere a freddo 200 grammi di farina di ceci in mezzo litro di acqua salata, facendo attenzione che non si formino grumi. Aggiungete un po’ di pepe e mettete sul fuoco a fiamma bassissima mescolando continuamente.

Tenete sul fornello per circa 15 minuti, o fino a quando l’impasto non inizierà a staccarsi dalle pareti della pentola.
A questo punto, versate rapidamente il composto di ceci su una superficie liscia e bagnata (come ad esempio un tavolo di marmo o di legno) e spianatelo con un coltello in modo da renderlo il più sottile possibile.

Lasciate raffreddare la pasta per qualche minuto, poi tagliatela in rettangoli; fatto questo, scaldate in una padella abbondante olio di semi e fatevi soffriggere le panelle fino a quando non saranno leggermente dorate.

 

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    • Francesca Landolina
  1. lory
  2. Natale

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