Tempo di vendemmia & Mandrarossa Vineyard Tour 2014

Settembre è cominciato con la grande festa della vendemmia in Sicilia. La mia prima tappa? Il Mandrarossa Vineyard tour 2014, un tuffo di piacere nella Sicilia del vino, tra Menfi e Portopalo, nelle immense contrade della Cantina Settesoli.

Vigneti pieni di grappoli, strade di campagna polverose che si avventurano per dolci versanti di colline dominate da filari di viti, 27 cultivar differenti coltivate su terreni che cambiano colore, consistenza, aspetto palmo dopo palmo. Questa in sintesi la strada del vino che abbraccia l’area archeologica della Magna Grecia, con la sua Valle dei Templi.

Passeggiando a piedi, in bici, a cavallo, scopri con tutti i sensi una terra che da 350 metri fino al livello del mare muta continuamente. Agli occhi regala paesaggi collinari meravigliosi, mostrandosi ora argillosa e bruna, ora calcarea e intervallata da ciottoli bianchi, ora sabbiosa e rossa.  Infiniti i tappeti di verde accesso, i gialli brillanti; al naso profumi sempre diversi di uva appassita al sole, odori dolci e salmastri, di brezza marina e di erbe aromatiche, di fiori estivi, hibiscus e gelsomino.

L’esperienza del Vineyard Tour è da consigliare e merita di essere raccontata. Mandrarossa è il top di gamma della Cantina Settesoli, un’istituzione enologica in Sicilia con i suoi 6000 ettari e i suoi circa 2000 vignaioli che ogni giorno donano sacrifici e amore alla terra.

Tutto è iniziato con le passeggiate nelle contrade di Timperosse e Stoccatello. Mentre l’agronomo Filippo Buttafuoco spiegava la natura di quelle terre argillose dove la sperimentazione messa a frutto negli anni ’80 ha svelato come lo Chardonnay potesse esprimere lì il meglio di sé, osservavo i vignaioli raccogliere l’uva, mostrando il silenzioso lavoro a stretto contatto con la terra. Mai come in questi giorni di vendemmia ti rendi conto della bellezza di chi con semplicità si china e si sporca le mani, rispettando le proprie origini. Sono i giorni in cui, fatto il lavoro sui campi per l’intero anno, la terra dona i suoi frutti.

Come in tutte le cose però c’è sempre una preferenza, qualcosa che ti colpisce di più. E così è stato anche per me. Si tratta di una contrada, Belìce di mare. Un vigneto sul mare, con i verdi filari di Syrah, incastonati su un terreno sabbioso e calcareo, che degradano fino a toccare la sabbia dorata, protesi verso il mare cristallino.

Un tripudio di colori tipicamente mediterraneo che dona quiete ed equilibrio in un solo respiro. È una natura che dona sestessa e grazia a chi ha occhi e cuore per vedere ed ascoltare.

I giorni di vendemmia poi sono giorni di festa per tutti gli abitanti. Menfi è una comunità che sembra ed è una grande famiglia. A sorprendermi, in questi giorni di fine estate, è stato l’incontro con i vignaioli. Sono loro il futuro dei vini di questa parte della Sicilia. Ma chi sono? Beh, non nascondo la mia sorpresa nell’incontrare nuove generazioni di giovani , appena trentenni, che amano sporcarsi le mani di terra, la loro terra. Così tra un filare e l’altro chiacchieri con vignaioli all’opera, nonno e nipote; quest’ultimo laureato, magari agronomo, che torna a Menfi dopo gli studi all’estero  per scommettere sulla propria origine, da cui ripartire per costruire il futuro. Sì, Menfi è viva. Viva di gente operosa, che lavora con il sorriso sulle labbra.

Il tour è proseguito a Casa Mandrarossa, villaggio gastronomico creato per l’occasione, in Contrada Passo di Gurra, dove donne e giovani in festa hanno fatto degustare i piatti e i prodotti della tradizione contadina.

Dai formaggi alle sarde arrostite, dalle verdure dell’orto alle focacce, per concludere con i tipici dolci: mandorlate e ruote di sfoglia ripiena di ricotta.

La vivacità del territorio l’ho trovata riflessa negli occhi delle donne soprattutto. Sono loro le protagoniste di Casa Mandrarossa. Belle, sincere negli occhi, sorridenti. In particolare, le 25 signore di Menfi della Brigata di Cucina, con i piedi ben saldi nella terra d’origine e le braccia aperte pronte a stringerti in un abbraccio. Te lo dimostrano con l’energia e l’amore che mettono nel lavoro in cucina e nel modo di lavorare le materie prime. La loro è una cucina semplice, agricola, senza fronzoli. Coordinate dallo chef Bonetta Dell’Oglio hanno dato  prova della loro arte.

C’è tanto da raccontare. Ognuna di loro ha un tesoro da tramandare. Damiana, per esempio, è la regina della pasta. Lei sorride dicendo: “Appena lo chef mi ha vista all’opera con la farina, non ho avuto scampo. Ormai la pasta fresca è il mio regno”.

La signora Damiana

La signora Damiana

Ed è con una tenerezza infinita che cogli nei loro occhi brillanti la gioia, mentre raccontano di aver preso per la prima nella vita un aereo per cucinare fuori dall’Italia grazie a Mandrarossa. “In volo, tra una posta di rosario e un’altra – dice Damiana sorridendo – siamo arrivate a destinazione e abbiamo sorpreso, facendo quello che sappiamo fare da una vita”.

Ora sono loro a portare avanti la tradizione gastronomica e contadina di Menfi. E messo il piede fuori di casa, oltre la chiesa e l’orto, chi le ferma? Credo proprio nessuno.

Ci sarebbe tanto ancora da dire e narrare, ma al momento mi fermo qui. Vale dunque la pena di brindare al successo di questa comunità e dei vini che nascono in queste terre. Si alzino i calici. Come brindare? Io sceglierei il mio vino preferito: Urra di Mare Mandrarossa, Sauvignon Blanc in purezza: un vino dai profumi intensi di albicocca, fresco e piacevole da bere in qualsiasi momento.

Per i più esigenti, forse Carthago, il Nero d’Avola Mandrarossa. Ma si può sempre scegliere una bollicina; in questo caso, fiumi di freschezza e mineralità con Chenin Blan Brut.

Alla prossima vendemmia.

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