Un tour da raccontare. A Baglio Sorìa: campagna siciliana, vino e cultura

Comincia da un cocktail, il Wine Spirit Saint Germain, il mio blog tour Firriato Experience. Arrivo a Baglio Sorìa Resort & Wine Experience all’ora del tramonto; una piccola passeggiata e si sale sulla collina che domina i vigneti e gli uliveti dove sorge il punto panoramico Belvedere . Davanti a me il degradare del mare sulle valli. Il cielo è nitido e l’occhio riesce a cogliere buona parte della costa più occidentale della Sicilia, dallo Stagnone con l’isola Lunga e Mozia che guardano Marsala a sinistra e, sul lato destro il Monte di Erice con il suo borgo medievale. Al centro di questa magnifica visione, le isole Egadi, con Favignana in primo piano. Luoghi ricchi di fascino e di tradizioni che scopro nei giorni che seguono. Quella vista è un miraggio, una piccola anticipazione del viaggio. Il primo impatto con  il nuovo Resort di Firriato è decisamente coinvolgente, come quel cocktail intrigante sorseggiato al tramonto. E il resto non può che essere piacevole. A cominciare dal comfort della camera. Sobria, rilassante e capace di trasmettere quiete. In realtà, in quel Baglio il tempo sembra fermarsi. C’è silenzio intorno e rispetto della campagna circostante. Al mattino solo cinguettii e profumo di vigne. Profumo che poi ritrovi in ogni calice, sia che si degusti in piscina, al wine bar o durante una cena al ristorante. Soprattutto se ai fornelli c’è uno chef d’eccezione, trapanese doc, come Gaetano Basiricò. La prima cena è un dolce connubio tra vino e cibo, ma non mi stupisco. Lo chef sa come valorizzare le migliori materie prime del territorio, nel rispetto della tradizione e con tecniche di cottura che lasciano fare il gran salto di qualità a qualsiasi piatto elabori. Anche un semplice ragù di tonno fresco, spiegato durante una cooking class da Gaetano Basiricò è un viaggio nel passato e nel presente della cucina siciliana, intreccio di sole, di mare e di terra. L’esperienza di viaggio in quel luogo è totalizzante. E la ragione si scopre piano piano. Non vi si trascorrono solo momenti di relax e di piacere tra cibo e buon bere. Lì si è in uno dei territori più belli e ricchi di cultura della Sicilia. Prendi un aliscafo e in pochi minuti sei a Favignana, l’isola in cui Firriato ha scommesso. Insieme alla combriccola di blogger, trascorriamo lì un’intera giornata. Il mare è azzurro e calmo. Tra le strade ogni ciottolo, ogni via, ogni legno, ogni pietra argillosa parla dell’isola e delle sue tradizioni. Quella della pesca per esempio. Si fa un salto all’Ex Stabilimento della Tonnara Florio e il tuffo nel passato glorioso della famiglia degli imprenditori Florio è emozionante. Lì, reperti di tonnare, funi, odore di lotte e di stenti, di glorie e di sacrifici. Umori di gente che in quell’isola ha vissuto e vive. E poi quel vino così dolce. C’è anche Firriato con il suo piccolo museo. Basta guardare intorno per comprendere che tipo di vino può nascere da quella terra. L’Ecrù  Passito Firriato ne è l’esempio più immediato. Il suo oro vivo scintilla, ammalia. Un nettare di uve Zibibbo e in piccola parte Malvasia. Dolce ma non stucchevole. Armonico nei suoi profumi fruttati. Al palato avvolgente e al contempo soave, dinamico come la brezza dolce del mare di cui si avvertono le sfumature.

Non può che essere il complice perfetto di un assaggio peccaminoso: la genovese della signora Maria Grammatico di Erice. Andiamo anche lì in quei giorni, nell’antico borgo medievale, in cui anche d’estate sferza il vento di sera e scende la nebbia.

Quei dolci sono un vero peccato di gola. E dire che nascono in un antico convento di clausura nel quale Maria trascorre molti anni della sua adolescenza. A raccontare la sua storia è la nipote che oggi lavora con lei nella pasticceria, meta di turisti da ogni parte del mondo. Frutto di quel “piccolo furto” innocente sono i dolci che oggi si possono degustare, dalle paste di mandorle alle genovesi. Dio benedica quel dolce peccato.

I giorni intorno a quel territorio passano in fretta. La mente si ferma. Non lo avrei mai pensato, prima di partire, con mille impegni e scartoffie portati dietro e il mio pc aperto e mai acceso sulla scrivania della mia camera. Eppure, ogni priorità è passata in secondo piano in quei tre giorni di paesaggi, mare, cultura e percorsi in vigna a scoprire e toccare con mano il lavoro dei vignaioli per accorgersi di quanta sartorialità ci sia dietro ogni calice.

Come in un dolce sogno, in cui non c’è una dimensione spazio temporale, solo al risveglio realizzi che il pc ti guarda minaccioso, hai centomila chiamate di lavoro, e infinite mail da leggere. Però c’è qualcosa dentro di te che ti dice che hai fatto bene. Anzi c’è una voce che bisbiglia all’orecchio: “Da rifare”.

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